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Unseen | Non visti

Al Museo di Roma in Trastevere è stata inaugurata, il 22 marzo scorso, la seconda tappa di Unseen | Non visti, mostra fotografica curata da Gabi Scardi, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata e prodotta dal Goethe-Institut con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Il percorso itinerante dell’esposizione, dopo Milano e Roma, dove sarà ospitata fino al 26 maggio 2019, proseguirà a Minsk, nel mese di settembre, per poi concludersi a Tirana. Nata nell’ambito del progetto Nell’Ombra – Famiglie in Europa, patrocinato dal Goethe Institut di Milano, la mostra raccoglie, suddividendole per autore in quattro nuclei, le fotografie scattate da quattro fotografi durante i loro viaggi nelle aree d’Europa dimenticate.

Con l’obiettivo fissato sugli effetti causati dalle trasformazioni avvenute a partire dalla caduta del muro di Berlino e sull’impatto che questi hanno avuto sulle singole storie personali di coloro che ne sono stati testimoni storici, la tedesca Jutta Benzenberg, il bielorusso Andrei Liankevich, l’italiano Livio Senigalliesi e l’ucraina Mila Teshaieva hanno esplorato l’Europa seguendo traiettorie incrociate e documentato lo stato di abbandono da parte delle autorità e dei media di quattro zone in particolare: la zona rurale di Adriatic City in Albania, la palude della Polesia in Bielorussia, la regione carbonifera del Sulcis in Sardegna e la Sassonia-Anhalt in Germania. Quattro regioni accomunate dall’essere state regioni industriali produttive e competitive sul mercato, ora tagliate fuori dallo sviluppo economico, spopolate e caratterizzate da un paesaggio di impianti fantasma attorno ai quali sorgono sparuti agglomerati di abitazioni.

I fotografi ce le raccontano con intimi scatti familiari, immagini di salottini i cui anziani proprietari sorridono seduti sui divani; con i paesaggi dei grandi bacini minerari che hanno dato lavoro – e morte – per secoli ai sardi, ora patrimonio UNESCO invasi dalla macchia mediterranea; con primissimi piani dei bambini che, in didascalia, confessano i loro progetti futuri, i loro sogni – quello collettivo, per i ragazzini albanesi come per i giovani tedeschi, è di andare via e trasferirsi in una grande città.

Viaggiare l’uno nel paese dell’altro, i fotografi, accompagnati da guide locali e giornalisti, hanno potuto ribaltare le prospettive, cogliere differenze e ottenere letture e interpretazioni con piani e sensibilità differenti per ognuno dei luoghi indagati. Dal mosaico narrativo che ne risulta, affiorano non solo gli aspetti storici e architettonici comuni ai diversi territori, ma anche e soprattutto l’inaspettata diversità e caratterizzante complessità delle storie dei nuclei familiari e individuali che vivono, lavorano e abitano queste zone nascoste, dalla storia spezzata eppure in trasformazione. Un racconto corale, dunque, ma ricco di voci soliste da ascoltare, leggere, osservare. L’Europa “non vista”, da vedere.

di Valentina Cela